Tutta colpa delle Parche

Tutta colpa delle Parche

Orgogliosamente indegna

{ 23:02, May. 20, 2009 } { 14 commenti } { Link }

Sono sempre stata accusata di essere una lesbica indegna in quanto: sembro etero (non capirò mai cosa voglia dire), non frequento locali (ma non frequento nemmeno quelli non gay!!!), e non ho visto l’ultima rivelazione televisiva in fatto di cultura lesbica. Sono ferratissima sulla storia dell’omosessualità, so tutto di checche e trans, ma ignoravo e schifavo colpevolmente il telefilm che tutte le lelle venerano. Del resto io non mi sono mai definita lella, ed è una definizione che mi fa orrore. Mi è stato gentilmente prestato il cofanetto e ho quindi deciso di colmare la lacuna, anche solo per avere il diritto di criticarlo.

La prima rivelazione è stata il titolo: si dice “L word” e non, come ho sempre pensato, “L world”. Che figura, sono decisamente una lesbica indegna, e potete trovarne conferma nei vecchi post dove ho scritto quella l in più. A proposito, perché nessuno di voi mi ha avvisato che il titolo era sbagliato?

Il telefilm denota un’incompetenza inaudita a livello narrativo: è scritto malissimo, a prescindere dal contenuto. E il contenuto è allucinante, raccoglie i peggiori luoghi comuni e dà ragione a tutti i fanatici religiosi che ci considerano delle depravate disgustose. Avete presente quello che la Binetti pensa di noi? Ecco, non serve ascoltarlo da lei, LW lo mette in scena dandogli il peso della realtà. Trovo preoccupante che moltissime lesbiche riescano ad identificarsi e considerino quel telefilm rappresentativo. Ma de che? Davvero basta vedere due donne che scopano per sentirsi rappresentate? Io non mi sento rappresentata, mi sento offesa, perché il quadro che viene dipinto non solo è lontano anni luce dalla realtà, ma è anche estremamente offensivo e discriminatorio. Però non credo che sia il caso di prendere tanto sul serio quello spettacolino omofobo, maschilista, antisemita e scritto male. In fondo è solo una cagata pazzesca, perché dargli tanta importanza? Ci sono scene divertenti, donne gradevoli che si ammucchiano, è una sorta di porno soft demenziale. E le protagoniste riescono a far sembrare sano di mente anche Dexter.

 

ALICE: bisessuale, ideatrice di un tabellone, che poi diviene sito Internet, rappresentante graficamente tutte le scopate della comunità lesbica. Già questo fa capire quale sia l’elemento che caratterizza la presunta realtà lesbica alla base del telefilm. È vero che in molti ambienti gay, chiusi e degradati, le donne si fidanzano con le ex delle loro ex, ed è tutto un miscuglio ingarbugliato di vicende. Ma è una cosa triste e squallida che in genere dà la nausea. Questo telefilm invece la considera la regola, la celebra e ne fa un racconto nel racconto: questo grafico è l’argomento di LW ma anche della trasmissione radiofonica di Alice.

Questa ragazza bruttina e assatanata va con uomini e con donne, persino con un originale “uomo lesbico” (un uomo etero che dice di sentirsi lesbica per poter fare sesso con le lesbiche), con amiche e nemiche, poi diventa l’amante della sua migliore amica (altro luogo comune a cui si dà valore di verità), e quando viene mollata impazzisce. Alice diventa una stalker, la perseguita in ogni modo, la insegue, la controlla, cerca di farle fare un incidente con la macchina, costruisce un altare in casa con foto della tizia che l’ha mollata, ruba una sagoma di cartone che la rappresenta e organizza serate romantiche con la sagoma di cartone. Le parla, la siede a tavola, magia con lei a lume di candela… e questa è la normalità lesbica rappresentata dal telefilm.

 

SHANE: dovrebbe essere l’unica maschia del gruppo, invece è solo una dyke come tante. Chi ha scritto questo telefilm evidentemente non ha mai visto una maschia. Ex prostituta, sia per uomini che per donne, amante della droga e dell’alcol, nota per essere il fulcro del tabellone di Alice. Shane infatti ha scopato con più di mille persone, e lo racconta orgogliosa. Tutti i giorni una diversa, non ha legami e non sa averne, non sa rapportarsi agli altri e ha problemi di socialità. Rappresenta nell’intento degli autori la proverbiale infedeltà omosessuale. Sarebbe da psichiatra, ma scopriamo che è diventata così perché è stata abbandonata da piccola e cresciuta dai preti (e questa potrebbe anche essere una spiegazione…). Chissà, forse se fosse stata allevata da Doris Day sarebbe stata etero o almeno fedele e socievole. Chissà.

 

DANA: ecco la lesbica sportiva, poteva mancare? Prima criptolella, poi finalmente dichiarata. Dovrebbe essere figlia di genitori all’antica che non la accettano, che però arrivano addirittura a benedire il suo matrimonio gay. Se questi sono genitori che non accettano i figli ne voglio anch’io un paio. Ci viene data anche una spiegazione: la madre di Dana è una lesbica repressa. Qualcuno faccia sapere agli autori che purtroppo non tutti gli omofobi sono gay. Si può benissimo odiare anche senza motivo. Dana è carina e ha solo due capacità: giocare a tennis e ridere. Lei ride sempre, si concede a chi la chiede, vince tutte le partite e scopre di avere il cancro. La ragazza con cui sta, Lara, fa una scoperta sensazionale: stare accanto ad un malato di cancro che sta morendo non è divertente. Quindi pensa bene di partire per Parigi dove verrà massaggiata, infangata e coccolata alla moschea, presentata come ritrovo per lesbiche (tutti sanno che le lesbiche scopano e si incontrano nelle moschee, dove girano nude parlando di orgoglio gay). Intanto Dana, abbandonata, muore, assistita solo da Alice che ha miracolosamente smesso di essere una stalker per diventare infermiera devota. Uno psichiatra ha perso l’occasione di fare la pubblicazione del secolo. Dopo la morte di Dana, la cosa più scontata (nel clima disgustoso del telefilm): Lara torna da Parigi tutta vellutata e coccolata, va da Alice e scopano. Così Dana è dimenticata e la narrazione continua, verso nuove ed entusiasmanti follie.

 

BETTE e TINA: dovrebbero rappresentare l’unica vera famiglia gay. E se questa è una famiglia, allora lo siamo anche io e il primo estraneo che passa. Otto anni di storia, fedeli e innamorate, progettano di avere un figlio. Fin qui nulla di strano, ma poi Tina resta incinta e non lo dice alla compagna, Bette conosce un falegname che le piace e tradisce Tina. A questo punto la narrazione poteva anche fermarsi decorosamente, era evidente che il rapporto tra loro era finito. Invece qualcuno ha sentito il bisogno di rendere allucinante anche questa vicenda: scopriamo che Tina è una poco intelligente e subdola etero, che durante la gravidanza pensa solo a scopare a più non posso, persino quando i figli della sua amante sono presenti e assistono. Una madre più indegna non poteva essere concepita nemmeno dall’odio omofobo del Moige. Bette si redime, e soffre, soffre, soffre. Tina fa cose indicibili, mostra una perfidia e dei problemi mentali notevoli, e Bette subisce. Poi tornano insieme, come se nulla fosse, ma Tina se ne frega sia della figlia che della compagna: vuole un pene. E presa da questa necessità famelica organizza scopate su Internet, ci prova con gli uomini che incontra sul lavoro e alla fine si fidanza con un tizio, diviene l’incarnazione della perfetta e pura etero e cerca di portare via la bambina a Bette.

 

JENNY: in questo personaggio sono raccolti i peggiori incubi dei ciellini. Jenny è una candida, innocente e pura ragazza etero di campagna, venuta in città per coronare il suo sogno d’amore con un candido puro e maschio giovanotto biondo. Una coppia bellissima, gli etero perfetti, con questi visini da angelo, così teneri e puliti. Ma vivono in un quartiere abitato dalle lesbiche. E Jenny viene sedotta da una perversa lesbica tentatrice (fuori di testa, subito dopo ricoverata in manicomio) che la contagia e le attacca questa terribile malattia: l'omosessualità. Jenny tradisce l’uomo dei sogni, diventa una cattiva, cattivissima ragazza, inizia a scopare a destra e a sinistra con uomini e donne (è risaputo che l’omosessualità comporta un disordine, una voracità sessuale che induce ogni tipo di fornicazione). Poi si dichiara gay, il maritino la lascia e prima di andarsene la stupra per marcare il territorio. Ma è giusto così. Infatti dopo averlo fatto lui le dice: “ti è piaciuto vero? È questo quello che volevi?” E lei risponde felice: “sì, mi è piaciuto, è questo quello che volevo”. Le perle di saggezza e “realismo” non sono finite. Parte subito il secondo luogo comune: dopo l’omosessualità contagiosa arriva la lesbica che è così perché è stata stuprata da piccola. Scopriamo quindi che Jenny è figlia di due ebrei bastardissimi che hanno non solo permesso la violenza sulla loro bimba, ma addirittura hanno insabbiato la cosa e ignorato la sofferenza di lei. Viene ribadito più volte che si tratta di ebrei, quasi che fosse un’informazione necessaria per comprendere la vicenda, ed è curioso notare come vi siano solo due presenze ebree in tutto il telefilm, stranamente coincidenti con le figure più negative. Oltre ai due genitori filostupratori infatti c’è anche una perfida giornalista, arrivista e tremenda, che carpisce con l’inganno e la “solidarietà ebraica” la fiducia di Jenny per fregarla. Anche in questo caso viene ribadito più volte che si tratta di un'ebrea e, anzi, questo diviene lo strumento del tradimento.

Potevano fermarsi qui gli sceneggiatori? Ovviamente no, e scopriamo che Jenny è una malata di mente, è fuori come un balcone, è autolesionista e viene rinchiusa in una clinica psichiatrica. Quando esce dovrebbe essere guarita, ma evidentemente non lo è perché fa la cosa più folle presente in tutto il telefilm (e la cosa ancora più folle è che questo gesto di Jenny viene presentato come se fosse la cosa più normale del mondo, non come una follia ma come un’azione normalissima). Per vendicarsi della giornalista, fidanzata con una veterinaria, Jenny usa un nome falso, va in canile, si finge un’amante degli animali, adotta il cane più bisognoso di affetto che trova e lo uccide. Sì, uccide un cane. Il tutto per conoscere la veterinaria e sedurla, in modo da fregare la giornalista. Gli sceneggiatori hanno ideato altri esempi di quella che secondo loro è la normalità lesbica, non si sono fermati qui. Ma io sì e ho reso i dvd. Mi sono detta: con tutti i pazzi schifosi che esistono al mondo, perché devo perdere tempo con queste pazze inventate? Se voglio orrori e follie guardo un telegiornale, almeno sono cose vere.

 

Una delle cose che colpiscono di più di questo telefilm è la massiccia presenza maschile. Non sono uomini gay, come sarebbe logico pensare, ma uomini etero con cui le lesbiche scopano. Sì, queste sono lesbiche a cui piace il cazzo. Lo dicono di continuo, anche mentre stanno con una donna. Le loro scopate mimano sempre e solo la scopata con un uomo, cercano ossessivamente il pene che desiderano sopra ad ogni altra cosa. È ridicolo? No, è la presunta normalità lesbica che questo telefilm celebra. In contraddizione persino con il dizionario, ma molto in accordo con i pruriti degli etero impotenti che guardano questo programma in preda all’esaltazione.

I personaggi sono piatti, per nulla caratterizzati, addirittura cambiano radicalmente da una stagione all’altra, però sono tutti accomunati da una cosa: l’inutilità. Sono tutti confusi, devastati, inconsapevoli, non hanno una vita e se ce l’hanno è inutile, vuota, superficiale. In questo telefilm non c’è nulla di importante o di sacro, non vi sono valori oltre l’ammucchiata, e persino argomenti seri come la malattia e la morte vengono affrontati con immaturità e incoscienza, per essere subito dimenticati con una bella scopata allegra che risolve tutto.

Una persona che non sa nulla di lesbiche e omosessualità, ha quindi imparato che:

 

-         l’omosessualità è contagiosa e pericolosa. Lo scopo dei gay è far diventare come loro anche gli altri

-         i gay vivono solo per scopare e non sono persone ma solo corpi che vivono di sesso, privi di valori e pensieri

-         le famiglie gay non esistono, sono finte unioni, basate sul sesso, sull’inganno, dove i bambini sono in grave pericolo, non sono curati e non sono rispettati

-          i gay non sanno cosa sia la fedeltà e sono incapaci di rapportarsi agli altri

-         i gay non sanno cosa sia l’amicizia: o si scopano o si ammazzano, senza rispetto né dignità. Avere un amico gay significa essere sicuramente stuprati e molestati da lui/lei.

-         i gay non sanno cosa sia l’amore: passano da una persona all’altra rapidamente, facendo del male a chi dicevano di amare, fregandosene di come sta, abbandonandolo se è malato e dimenticandolo rapidissimamente se muore

-         i gay hanno vite sregolate prive di valori e sono una minaccia per loro stessi e per la collettività

-         i gay sono affetti da un’immaturità cronica che li rende inadeguati per la vita e i rapporti umani

-         i gay sono i peggiori malati di mente. Tutti fanno cose folli e allucinanti, e tutti sono stati ricoverati in cliniche psichiatriche.

-         le donne omosessuali non esistono, in realtà tutte le donne vogliono solo una cosa: il cazzo. Tutte le lesbiche vanno con gli uomini, e desiderano solo essere scopate. Lo stupro non esiste: è quello che la donna vuole, sempre.

-         Se una è lesbica è perché è stata molestata da piccola, o perché non è stata amata dai genitori

-         Gli ebrei sono bastardi

-         Le moschee sono centri di tutela della donna, e in particolare sono sicuri ritrovi per lesbiche in cerca di distrazioni

 

Se questo telefilm è rappresentativo, lo è solo dei pregiudizi e dei peggiori deliri omofobi. Non so chi l’abbia scritto né quali siano le lesbiche che l’hanno santificato dichiarandolo la nostra bandiera. Di sicuro non è la mia.

Conferme

{ 12:07, Apr. 20, 2009 } { 4 commenti } { Link }
Sapevamo che sono omofobi favorevoli alla pena di morte per gli omosessuali, sapevamo anche che sono antisemiti e contrari alla libertà d'espressione. Ora l'ennesima conferma. Speriamo non sentano il bisogno di dimostrare anche tutte le altre qualità di cui sono in possesso.
Però bisogna riconoscerlo: dimostrano un senso dell'umorismo non comune quando dicono "eliminare ogni discriminazione". Altro che Zelig.



Donne devastate

{ 01:50, Apr. 12, 2009 } { 9 commenti } { Link }

Visto che sono in vena di post profondi e intellettuali (come dice sempre una mia amica etero tendente al troione: “la frivolezza è un’arte che migliora la vita, e tu Senhal non puoi pensare sempre e solo alle morti e alle malattie!”), voglio parlare di un’apparizione che ho avuto questa sera. Non fate subito il collegamento pasquale perché tanto sapete che con me è inutile. L’unica luce che ho visto è stata quella della mia nuova tv gigante, ed è già una signora luce. Sono capitata per caso sulla presentazione del ritorno del Bagaglino, cosa che ovviamente mi suscita orrore e raccapriccio. In pole position c’era una donna somigliante a Pamela Prati. Guardando meglio (santo zoom!) ho potuto constatare che era proprio lei. Irriconoscibile, così tirata da avere un’altra faccia. È liscia e perfetta ma non è più lei, non ha più espressioni, ne ha solo una che è quella costruita dal chirurgo. Non so cosa le sia capitato, ma ho ipotizzato che si sia rifatta per eliminare ogni ombra di ruga e di decadimento. Beh, è un vero peccato. Non che io fossi una sua estimatrice, però credo che sia un delitto che una donna si faccia mutilare così, perdendo tutto ciò che la rende lei, quello che la rende unica e riconoscibile. È così bello avere anche delle rughe da accarezzare, pieghe da adorare… ma nessuno gliel’ha detto prima dell’intervento? Io morirei se la mia donna si facesse una cosa del genere, e chi di voi sa qual è l’età media delle mie ex sa che non sto scherzando.

Povera Pamela.

Accanto a lei c'era una Marini cortisonica, grassa e gonfia come non mai, senza un minimo di femminilità o bellezza. Ma con tanti lustrini. Non è mai stata un soggetto particolarmente interessante, è solo una bambolona sciupata e sempre più pompata, ma la Prati poteva aspirare a qualcosa di più.

Povera Pamela.



(che emozione, su questo blog si possono mettere le foto!!!)


Triste giovedì sera

{ 18:00, Apr. 9, 2009 } { 3 commenti } { Link }
Per riprendermi dalla cena saltata mi sono fatta coccolare da un truccatore Armani. Mi ha riempita di complimenti e consigli, è stato più rilassante di un massaggio Shiatzu, ed è riuscito a propinarmi una serie di prodotti. Ora dovrei struccarmi ma sarebbe un delitto, però stare in casa divinamente truccata accentua la rabbia per la serata buca... così mi dibatto in uno degli interrogativi esistenziali per eccellenza: mi strucco o non mi strucco?

Snif!

{ 19:42, Apr. 8, 2009 } { 2 commenti } { Link }
Dopo ben 4 anni di quasi serena permanenza su Splinder, sono stata costretta a traslocare. Il motivo? Il moi vecchio blog risulta illeggibile con Explorer (mancano alcuni post e quelli che sono visibili sono mescolati e con data sbagliata). Ho contattato l'assistenza e mi è stato risposto che a loro risulta che sia tutto normale (evidentemente aprire due browser e controllare era uno sforzo eccessivo). Insomma, eccomi qui in questo luogo nuovo, sola, lontana dalla mia lista amici...
L'ultimo post sull'altro blog è quello qui sotto.


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